Le cosiddette “santelle”, sono un elemento del nostro territorio che, purtroppo, sta scomparendo a causa dei cambiamenti urbanistici e del degrado. Peccato che queste testimonianze siano lentamente scomparendo, perché dietro quello che sembra essere solo un ornamento si cela una pluralità di significati profondi.
Ma cosa sono le santelle? Parafrasando un illustre storico, potremmo dire che, così come l’Europa dall’anno Mille si ricoprì di un bianco manto di chiese, il Bresciano e il Bergamasco erano ricoperti da un bianco manto di santelle.
COSA SONO LE SANTELLE
La “santella” è il nome dialettale dell’edicola votiva, chiamata altrove, non a caso, marginetta (da margine, confine). Sono edicole votive di forma variabile, dedicate ai santi, ma soprattutto, almeno nel Bresciano e nel Bergamasco, alla grande protagonista della devozione popolare: Maria, la Madonna.
Queste edicole venivano collocate in luoghi ritenuti significativi per il territorio.
Alcune sono inserite nei muri delle abitazioni o nei muri di confine, altre si presentano come piccoli tempietti.
A COSA SERVONO?
Ciò che oggi può sembrare un semplice elemento decorativo nasconde in realtà un profondo significato.
Le santelle venivano infatti collocate in luoghi particolari, sui quali si invocava una protezione speciale da parte delle forze divine: la facciata delle case, spesso in corrispondenza dell’ingresso, i muri di confine, gli incroci, e altri siti notevoli del territorio. Le santelle consacravano e ponevano sotto la protezione divina un punto ritenuto particolarmente vulnerabile, passibile di aggressione da parte delle forze demoniache, oppure un luogo importante e significativo.
I DEMONI DEGLI INCROCI
Non a caso, spesso le troviamo agli incroci, che sono luoghi di passaggio tra un luogo e l’altro e, come tutti i punti di transito, potevano essere considerati accessi per forze soprannaturali. I romani credevano che gli incroci fossero consacrati alla dea degli inferi, chiamata appunto Ecate Trivia. Si credeva e si crede che agli incroci o “trivi”, sia possibile incontrare ed evocare il demonio (ma non vi scrivo come si fa, per evitare che qualcuno a corto di idee per il sabato sera decida di passare all’azione!). In alcune parti d’Italia, vi è la superstizione che, se si attraversano di seguito tre incroci, il demonio apparirà lungo il cammino. Pensate ai poveri viaggiatori del passato, che si avventuravano su strade buie, solitarie e mal frequentate! Quanta paura dovevano avere, soprattutto se esisteva la prospettiva di incontrare niente meno che il principe degli inferi! Una santella posta nel giusto incrocio era un segno rassicurante per i viandanti.
LE SANTELLE DOMESTICHE
Se collocate sulla facciata o nel cortile di una casa, le santelle servivano a invocare la protezione divina sulla famiglia che vi abitava, e a riaffermare la propria devozione insieme la proprio status sociale. Spesso vi si faceva celebrare messa intorno, a spese del proprietario, ed erano sovente dedicate al santo patrono della famiglia o al santo patronimico.
LE ROGAZIONI QUESTE SCONOSCIUTE
In altri casi, le santelle erano legate alla pratica, ormai scomparsa, delle cosiddette “rogazioni”. Le rogazioni erano processioni che si svolgevano principalmente (rogazioni maggiori) nei tre giorni precedenti l’Ascensione, a cui tutti gli abitanti del borgo partecipavano, percorrendo il territorio comunale mentre recitavano le litanie dei santi. Lo scopo era invocare la protezione Divina su tutto il territorio, ma proprio tutto ! infatti le processioni iniziavano molto presto al mattino e terminavano al tramonto . Nel momento cruciale del rito veniva proclamata la celebre invocazione “a peste, a fame, a bello, a fulgure et tempestate, a infestationibus demonum, a omni malo, libera nos domine”, cioè “dalla peste, dalla fame, dalla guerra, dalla tempesta, dal demonio, da ogni male, liberaci o Signore”.
Poiché ovviamente non era possibile percorrere ogni singolo centimetro del territorio, si creavano delle “zone” con al centro un punto dal quale si poteva abbracciare con lo sguardo tutta l’area interessata. Questa è la ragione per cui a volte troviamo santelle in luoghi che a noi oggi sembrano improbabili o sperduti.
Le rogazioni , che sono state eliminate dal concilio Vaticano II, non avevano solo lo scopo di invocare protezione e prosperità, ma anche la funzione più sottile , ma non meno importante, di riaffermare l’identità della comunità e l’appartenenza del territorio alla comunità e della comunità al territorio. Non va dimenticato infatti che nel passato il legame tra territorio ed abitanti era molto forte, familiare quasi.
Purtroppo, nei tempi moderni, questo legame affettivo con il territorio si è perso, e le santelle rimangono come vestigia di un tempo passato. Ben vengano, dunque, tutte quelle persone e associazioni benemerite che se ne prendono cura! Senza di loro, anche questa interessante testimonianza del passato si perderebbe.



