Iseo Lake and Lombardy

Santella, edicola votiva o capitello?

La risposta è semplice: sono tutti nomi diversi per indicare la stessa antica forma di devozione popolare diffusa in tutta Italia. Cambia il nome, ma non il significato profondo.
In Lombardia, soprattutto nel Bresciano e nel Bergamasco, vengono chiamate santelle; nel Veneto si parla di capitelli votivi o capitèi; in Toscana sono i tabernacoli o le marginette; in Piemonte diventano piloni, mentre in Emilia-Romagna si chiamano maestà. In Sicilia assumono invece il nome di cona o artareddu.
Tutti questi termini indicano piccole strutture architettoniche nate per custodire un’immagine sacra: una Madonna, un santo, un crocifisso. Il termine “edicola” deriva dal latino aedicula, cioè “tempietto”, e richiama proprio l’idea di un piccolo spazio protetto dedicato alla devozione.
Le santelle venivano costruite lungo le strade, agli incroci, nei campi, ai confini dei paesi o sui valichi. Non erano collocate a caso: spesso segnavano luoghi considerati importanti dalla comunità o ricordavano un evento significativo, come una grazia ricevuta, una pestilenza scampata, un incidente evitato o un raccolto salvato.
Ma queste edicole votive sono molto più di semplici testimonianze religiose.
Per secoli hanno rappresentato punti di riferimento per chi attraversava il territorio, luoghi di incontro e di preghiera comunitaria, simboli concreti di appartenenza. Davanti a una santella ci si fermava per il rosario nel mese di maggio, passavano le Rogazioni per invocare protezione sui campi, e spesso vi si celebrava persino la Santa Messa.
In un’epoca in cui le campagne erano abitate e vissute quotidianamente, le santelle contribuivano a creare comunità. Erano segni familiari nel paesaggio, luoghi dove le persone si ritrovavano, si riconoscevano e condividevano riti, speranze e paure.
In questo senso, santelle e capitelli hanno avuto un ruolo fondamentale nell’“antropizzare” il territorio: non solo segnando strade e confini, ma costruendo identità collettive e legami profondi tra le persone e i luoghi.
Ancora oggi molte vengono restaurate dagli abitanti del posto, proprio perché continuano a raccontare una memoria condivisa fatta di fede, tradizioni e vita quotidiana.
E forse è proprio questo il loro valore più grande: ricordarci che il paesaggio non è fatto solo di natura e architetture, ma anche delle storie, delle comunità e delle persone che nei secoli lo hanno vissuto insieme.
Uno dei territori dove questo connubio tra paesaggio, storia e devozione popolare appare più suggestivo è sicuramente la Franciacorta: tra colline, vigneti e antiche strade di campagna, le santelle emergono come piccole presenze silenziose che raccontano un passato lontano, fatto di comunità contadine, fede e appartenenza al territorio.
Le fotografie allegate mostrano alcune delle edicole votive presenti nel territorio di Cazzago San Martino, che sarà possibile scoprire durante la passeggiata “Santelle in Fiore”, organizzata nell’ambito di Franciacorta in Fiore 2026.

Lascia un commento

Questo articolo ti è sembrato utile? Seguici sui nostri canali social per rimanere aggiornato.

Post recenti

Seguici su facebook

Cosa aspetti?

Iscriviti alla Newsletter e rimani sempre aggiornato sulle ultime novità di Iseo Guide.

Logo-iseoguide-your-very-local-guide

Preferisci contattare IseoGuide direttamente?

Scrivici su Whatsapp!