Iseo Lake and Lombardy

la Castagna regina del lago e dell’autunno

Si è appena chiusa la Festa di Santa Croce di Carzano di Monte Isola con un record assoluto di presenze, ma il Lago d’Iseo sta per riservarci altre sorprese.
Dopo la Festa della Zucca del primo weekend di settembre a Sale Marasino, come sempre molto affascinante e partecipata, ci attendono ora la festa del santo patrono di Iseo, San Vigilio, con la rievocazione storica, ma soprattutto – a fine mese – la tanto attesa Festa del Fungo e della Castagna di Pisogne che, oramai da 75 anni, chiude il mese di settembre dando ufficialmente inizio all’autunno del lago.
Abbiamo quindi deciso di parlarvi del frutto che è protagonista assoluto di questa festa.
La castagna (Castanea sativa), frutto del castagno europeo, ha rappresentato per secoli una risorsa vitale per le comunità camune. Non a caso è stata soprannominata “il cereale che cresce sull’albero”, perché simile al grano e al riso dal punto di vista nutrizionale. Diversamente dall’ippocastano, che produce semi non commestibili, la castagna nasce dai fiori femminili racchiusi in un riccio, con forme che variano in base alla posizione: emisferica, schiacciata o “gusciona” se abortita.
In Valle Camonica la castagna è stata per secoli una fonte primaria di alimentazione, soprattutto nei periodi di carestia. Il castagno era chiamato “albero del pane”, perché dal suo frutto si ricavava una farina dolce e conservabile che sostituiva quelle di grano e segale, troppo costose o rare nei villaggi di montagna. Con essa si preparavano polente, minestre, zuppe, puree, focacce e castagnacci, piatti poveri ma altamente nutrienti.
Un’inchiesta agraria dell’Ottocento, la Jacini, documentava la grande diffusione di castagneti in valle; lo studioso Fenaroli elencava decine di varietà, tra cui Carpinese, Montan, Neiranda, Marrone, Pastinese, Agostana, Rossera, Verdesa e Raggiolana. La varietà non influiva solo sulla grandezza del frutto, ma anche sulla dolcezza e sulla qualità della farina.
La castagna si distingue dagli altri frutti per il ridotto contenuto d’acqua (52%) e l’elevato apporto energetico (153 kcal/100 g). È ricca di carboidrati (33%), soprattutto amido (22,3%), con zuccheri (8,6%), fibre (7,3%) e pochissimi grassi (1,8%). Contiene inoltre vitamine del gruppo B, ferro, potassio, fosforo e calcio.
Dal punto di vista gastronomico, la farina di castagne è priva di glutine: questo la rende non panificabile da sola, ma ideale per preparazioni destinate ai celiaci. Oggi è tornata protagonista nelle cucine moderne, reinterpretata in dolci, paste fresche e pani misti.
Ancora oggi il castagno resta un pilastro del paesaggio e dell’economia camuna: i versanti della valle ospitano castagneti fino a 900–1.100 metri, con oltre 12 varietà locali censite. La filiera comprende 65.800 ettari di boschi, 25 imprese boschive, 13 segherie e persino centrali a biomassa, a conferma della sua importanza non solo alimentare ma anche ambientale ed energetica.
Il castagno, presente in Italia da oltre 10.000 anni, è stato al centro di leggende e credenze popolari: “albero delle streghe”, attorno al quale si sarebbero svolti i sabba, ma anche “albero del pane”, che con i suoi frutti ha assicurato la sopravvivenza a generazioni di montanari.
Nei secoli scorsi le castagne venivano essiccate nei “metati”, piccoli edifici in pietra con fuoco acceso per settimane sotto un graticcio di legno. Questa lenta affumicatura donava alle castagne secche un sapore intenso e inconfondibile.
In alcune zone della Valle Camonica, fino all’Ottocento, la raccolta delle castagne era regolata da vere e proprie “consuetudini comunitarie”, con calendari che stabilivano giorni precisi per la raccolta e multe per chi trasgrediva.
Vi lascio qui la prima ricetta: Le Biline (castagne secche) cotte nel latte, un dolce povero ma profumato e saporito
300 gr di castagne secche
1/2 l. di latte
1/2 l. di acqua
1 pizzico di cannella in polvere
sale
Preparazione:
Per prima cosa mettete a bagno le biline (castagne) in acqua tiepida per un periodo di almeno un paio di ore . Quindi fate bollire in una casseruola acqua e latte con l’aggiunta di un pizzico di cannella e di sale.
Quando bolle, aggiungete le castagne e abbassate il fuoco. Quando saranno ben cotte e morbide, servitele in una scodella con il loro brodo.
Potete aggiungere, se vi piace, una spolverata di cannella o di cacao. (Immagine 5, fonte Brescia a tavola)
E voilà!
E’ un dolce d’altri tempi, a me lo preparava la nonna che ne era ghiotta. ❤

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