Una festa antica che unisce il buio dell’inverno alla magia dell’attesa natalizia
Il 13 dicembre, nelle province di Bergamo, Brescia, ma anche Cremona, Lodi e Mantova, in tutto il Veneto e in parte del Friuli, si celebra Santa Lucia, una delle ricorrenze più amate della tradizione popolare, che ancora oggi sopravvive nonostante i profondi cambiamenti della società.
In epoca antica, prima della riforma del calendario gregoriano, il solstizio d’inverno, quindi la notte più lunga dell’anno, cadeva proprio il 13 dicembre, da cui il detto “Santa Lucia la notte più lunga che ci sia”.
Proprio in questa data infatti la Chiesa decise di collocare la festa di Santa Lucia, il cui nome – derivante dal latino lux, “luce” – evoca simbolicamente il ritorno della luminosità dopo il buio dell’inverno.
Numerose sono le leggende popolari legate all’origine della festa: alcune raccontano di una terribile carestia nel Bresciano, durante la quale nobildonne cremonesi avrebbero portato di nascosto doni e sacchi di grano alle famiglie affamate; altre rievocano la ricostruzione dopo l’assedio del 1438 Nicolò Piccinino; altre ancora ne attribuiscono la diffusione alla dominazione veneta
E’ certo invece che si tratta di una tradizione antichissima, le cui radici affondano in riti precristiani legati al ciclo naturale della luce e alla speranza del suo ritorno dopo la notte più lunga dell’anno.
Un tempo, nella notte tra il 12 e il 13 dicembre, i bambini lasciavano le scarpe fuori dalla porta o sul davanzale della finestra, sperando che la Santa le riempisse di doni e dolciumi. Alla mattina, le trovavano colme di regali, segno del passaggio benevolo di Lucia e del suo inseparabile asinello.
Era consuetudine lasciare alla Santa un bicchiere di vino e qualcosa da mangiare, mentre per l’asinello si preparava un po’ di paglia o di fieno. Oggi questa tradizione sopravvive in una forma più moderna i bambini preparano per Santa Lucia latte e biscotti, e per il suo asinello una mela o una carota.
Qualche purista si procura ancora il fieno, non senza qualche difficoltà…..
I doni di Santa Lucia, per tradizione, non devono essere incartati: sono visibili, e se sono giochi complessi, devono essere già montati e pronti per l’uso!
È da ricordare che, sempre secondo la tradizione, Santa Lucia ai bambini cattivi porta il carbone. Il carbone, che un tempo aveva comunque un valore simbolico positivo – poiché era utile ad accendere la fiamma del focolare – è stato col tempo sostituito dal carbone dolce, ormai sempre più raro, ma che ogni tanto si trova ancora nei negozi in prossimità della festa.
Va ricordato che Santa Lucia è anche severa e non desidera essere vista: ai bambini birichini che sbirciano getta della cenere negli occhi, per cui attenzione!
Le città di Bergamo e Brescia sono particolarmente legate a questa ricorrenza. A Bergamo è ancora viva la consuetudine di portare le letterine a Santa Lucia nella Chiesa dello Spasimo, dove è conservata un’effigie in cera della Santa a grandezza naturale. Nel Bresciano, invece, è spesso la Santa in persona a raccogliere le letterine, durante le numerose rievocazioni organizzate nei paesi della provincia.
La Santa, vestita di bianco, con un abito luminoso e il volto rigorosamente velato, passa tra le vie per salutare i bambini e distribuire caramelle, talvolta accompagnata dal suo asinello, talvolta da un Babbo Natale, aggiunta moderna che le fa da controparte maschile, a volte da una damigella.
Tutte queste meravigliose tradizioni sopravvivono grazie all’impegno di volontari e appassionati, che ogni anno si dedicano con entusiasmo a ricreare la magia di Santa Lucia per i più piccoli.
Tra le mie preferite, la rievocazione di di Conche (Sale Marasino), e quella di Pisogne, e ovviamente quella di vigilia di Santa Lucia di Pregasso, frazione di Marone, a cui si riferiscono le foto.
Cogliamo l’occasione per ringraziare tutti gli aiutanti e le aiutanti di Santa Lucia che tutti gli anni si impegnano per fare la felicità dei bambini
E voi? Cosa preparate per l’asinello quest’anno?


